Una domanda senza risposta…

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Alcuni giorni fa leggevo sulla pagina facebook di una ragazza che realizza bambole la sua sorpresa nel rilevare che, dall’apertura della pagina, in poco tempo, in tantissimi ne richiedevano, forse più di quelle che sarà in grado di realizzare.

Sempre un po’ di tempo fa, leggevo di un progetto bellissimo: la realizzazione di un percorso di cura con i malati di Alzheimer tramite l’impiego di bambole.

Ricordo, ancora, quando anni fa ad un convegno in ambito pedagogico, alcune ricercatrici inglesi presentarono un progetto di integrazione rivolto ai bambini provenienti da paesi stranieri e spesso traumatizzati da guerre e povertà, che prevedeva di usare delle bambole come loro “cuscini di emozioni” (un’espressione che mi è piaciuta tantissimo). Non c’è poi bisogno di citare il legame che può venirsi a creare tra una bambina, o bambino, e la sua bambola.

A questo punto mi stavo chiedendo: a che bisogno rispondono le bambole? Posto il gioco, poi, perché attirano così tanto? Me lo sono chiesta anch’io pensando a me stessa…possibile , riconoscendomi oramai adulta, capace di “far cose serie” e sana di mente quanto basta, che mi appassioni a questi pezzi di plastica? O, molto più, ma pur sempre inanimati, di stoffa? Per non parlare poi di quando sono fatte a mano, una diversa dall’altra e intrise della personalità di chi le crea.

È il bisogno di gioco che ci portiamo dietro dall’infanzia? È qualcosa che ha che fare con un’attrazione biologica per tutto quanto ci rappresenti come essere umani? È, ancora il bisogno di accudire qualcosa, sempre parte della nostra natura umana?

La risposta non ce l’ho, è una domanda che mi affascina da tempo e che mi fa compagnia mentre realizzo le mie Ribambole e guardo, con stupore, altre artiste crearne altre…probabilmente tornerò su questo interrogativo, non certo con una risposta ma con qualche riflessione in più di certo!

le bambole non fanno altro che essere perse!

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Allora la bambola fa come tutte le bambole quando nessuno le vede: muove le braccia e le gambe…”

Avete mai notato che in più di un libro sulle bambole, succede che queste si perdano? A quanto pare è una condizione indispensabile se non ottima: solo così possono vivere splendide avventure, fuori dall’abbraccio stretto della loro padroncina. Alcune viaggiano, altre fanno incontri, c’è quella che si perde per sempre e quella che ritorna. Comunque sia, quello che vogliono fare una volta perse, è poter tornare al più presto a quell’abbraccio: una bambola non conosce la libertà, esiste in quanto adottata.

Una delle leggende più belle, a parer mio sulle bambole, è che quando non sono viste, un po’ come tutti i giocattoli forse, prendano vita.

Ho trovato la storia di Lili in questo albo illustrato (ovvero un libro composto di pagine interamente illustrate con un testo breve dove le une non avrebbero senso senza il secondo e viceversa): 

Marie-Hélène Delval, UNA BAMBOLINA PICCOLA PICCOLA, illustrazioni di Simona Mulazzani, tradotto da Maura Nalini, Fabbri Editori, 2011 (prima edizione:2008)di formato quadrato (misura circa 20cmx 20cm).

L’edizione che ho recuperato viene dalla biblioteca ed essendo un libro del 2011 si nota bene quanto sia stato letto: pagine sgualcite, qualche strappo, anche dei segni di matita, tutta vita vissuta che adoro ritrovare nei libri delle biblioteche.

Non conoscevo questa autrice, l’ho scoperta con questo libro. Conosco invece molto bene l’illustratrice, non di persona ovviamente, conosco i suoi lavori che sono moltissimi, (tra i quali menziono solamente “Il grande libro dei pisolini” , scritto da Zoboli e edito da Topipittori, che in casa si legge sempre volentieri).

Le sue sono illustrazioni probabilmente realizzate ad acrilico, a piena pagina, con colori densi e smorzati da sfumature e tonalità ombrose.

Ma veniamo alla storia, che parla di Lili, (il nome lo scopriamo solo alla fine, quando la bambina la ritrova, perché la ritrova, state tranquilli!). Lili è una bambolina che così come disegnata, sembra di pezza, con sei codine, occhietti a spillo e niente naso. Ha un vestito a pois blu su fondo rosa abbinato a delle calzamaglie a righe giallo-blu con scarpette rosse: non c’è che dire, sa come vestirsi!

Ma soprattutto è una “ bambolina piccola piccola” tanto da stare nella tasca di una bambina.

E come avrete capito, da questa tasca cade, mentre la bambina salta con la corda.

Rimasta sola, immobile, aspetta la notte. Il parco si svuota ed inizia a piovere per cui, l’autrice ci dice che è quello che accade di solito, la bambolina prende vita e tenta di costruirsi un lettino al riparo, aspettando il giorno seguente.

Nel farlo recupera piccole cose: un fiammifero, una carta di caramella, alcune foglie secche, qualche piuma, un guanto giallo bucato…ce la mette tutta, ma deve ammetterlo:

Per una notte andrà bene. Ma non è comodo come un vero lettino da bambola nella casa di una vera bambina.

La pioggia è continua: ce lo dicono le illustrazioni che mostrano la bambolina all’opera, in cerca di oggetti che le possano essere utili, probabilmente è anche freddo dato che la bambina portava una giacca a vento.

Comunque sia, finalmente arriva il giorno, e la bambolina è pronta a farsi ritrovare esattamente dov’era caduta, ed è proprio lì che la bambina la ritrova sospirando: “…hai passato tutta la notte sul vialetto!”. Al ché la bambolina ride pianissimo: la bambina non si immagina quanto si sia data da fare tutta la notte per cercarsi un riparo!

Ora, piccola parentesi: sul retro di copertina di questo libro l’editore ha voluto presentare questa storia come una “storia per parlare di paura”…non sono molto d’accordo, oltre che essere sempre diffidente quando un libro mi si presenta per “parlare di”, a mio parere parla di avventura, di mistero…forse Lili avrà anche paura, ma sembra che la sua preoccupazione sia più farsi ritrovare come è stata lasciata il giorno seguente, che passare la notte al parco!

Quello che mi piace di questa storia è il fatto che una bambola prende vita quando nessuno la vede e questo mi fa sognare…ve le immaginate le bambole che parlano tra sé, se sono più d’una, quando voi (se ne avete) o la vostra bambina dormite? Ve le immaginate quando andate in vacanza e rimangono sole in casa? E ve la immaginate una bambina che crede fermamente che questo possa accadere? Ecco, quasi quasi vorrei essere lei…che meraviglia credere nella propria immaginazione!

p.s. Questo è il secondo post del mio blog che parla di libri che hanno per protagoniste delle bambole, se vuoi leggere il primo, guarda qui

Come realizzo le Ribambole 2: bambole pulite e profumate.

bambole pulite e profumate (2)

Questo post è il secondo che riguarda il come realizzo le mie Ribambole.  Spero troverai buoni consigli e ispirazioni per realizzarne qualcuna. Se hai perso la prima puntata, ovvero dove trovo le bambole da ridipingere, puoi arrivarci da qui.

Se mi stai seguendo e ti sei procurata/o una bambola che vuoi ridipingere, procediamo!

Una bambola pulita e profumata

Prima di prendere pennelli e colori, occorre che la nostra bambola sia ben pulita: oltre ad un aspetto igienico, il colore potrebbe non attaccare bene su di una superficie plastica che è stata abbandonata alla polvere per mesi o persino anni.

Come puoi immaginare si tratta di una fase abbastanza breve e intuitiva: laviamo questa bambola con acqua e sapone.

Ovviamente l’intensità del lavaggio dipenderà dallo stato in cui versa la bambola: ho recuperato bambole che sembravano nuove, altre meno e ancora alcune che invece ho tenuto in un sacchetto ben chiuso fino a quando mi sono servite, date le loro condizioni alquanto compromesse!

Una volta tolti i vestiti (che puoi conservare, buttare o rivendere, (perché esiste un acquirente anche per questi vestiti, credici!) e sciolta l’eventuale pettinatura originale o meno, io procedo con alcuni step che ti elenco qui sotto. Sono passaggi che per me hanno un ordine sensato ma nulla ti vieta di inventare un tuo modo di lavorare: la creatività trova spazio anche qui!

Ciò che ti serve per questo passaggio è: una bacinella d’acqua tiepida, una spugna leggermente abrasiva, sgrassatore da cucina, acqua corrente, ammorbidente, pettine, forbici.

Dunque, il mio consiglio è di procedere così:

  1. immergi la bambola in acqua tiepida e dopo averla lasciata un po’ in ammollo, strofina il corpo con spugna e sapone (uso lo sgrassatore da cucina, ma non in dose elevata, anzi, ne basta pochissimo). Ti consiglio, in particolare, di strofinare bene il retro della nuca della bambola, sotto l’attaccatura dei capelli: è una zona che ho notato essere mediamente più impolverata. Alcune bambole possono avere delle macchie particolari, come ad esempio qualche segno di penna biro, o magari essere cosparse di brillantini. Nel primo caso puoi utilizzare un batuffolo di cotone imbevuto di alcol. Nel secondo, ho notato che la maggior parte dei brillantini si possono togliere utilizzando lo skotch. Attaccando e staccando sulla parte interessata un pezzetto di skotch questo dovrebbe riuscire a portarsi via un bel po’ di brillantini;

  2. risciacqua bene e passiamo ad occuparci del capelli.

Capelli come nuovi

Lo stato dei capelli di una bambola può variare dall’essere praticamente intoccato (liscio lucido), all’averne passate tante (crespo intricato) per cui il trattamento chiede di essere diverso. In entrambi i casi la prima cosa da fare è immergere la bambola in acqua tiepida con un goccio di ammorbidente. Puoi usare anche il balsamo, ma con l’ammorbidente si hanno migliori risultati, a mio parere. In questo caso ti consiglio dei guanti: può essere piacevole la sensazione setosa sulla pelle lascia dall’ammorbidente ma non credo sia proprio sana! Per i capelli quindi i passaggi che ti consiglio sono:

  1. lascia in ammollo in acqua e ammorbidente dalle 8 alle 12 ore;

  2. risciacqua abbondantemente: l’ammorbidente ha una presa aggressiva per cui, oltre ad usarne pochissimo, va sciacquato con estrema cura. Mentre sciacqui usa un pettine, che ti permette di togliere i nodi ed eventualmente, una forbice per risolvere l’indistricabile. In questa fase solitamente, io decido anche che lunghezza voglio dare ai capelli, per cui vado di taglio senza pietà! Normalmente queste bambole hanno molti, moltissimi capelli, per cui divertiti!! Una delle possibilità che ti ritroverai è una bambola con capelli tagliati sulla base della pettinatura, per cui, una volta sciolti, non avranno molto senso: con pazienza, credici, riuscirai a darle un taglio giusto e soprattutto originale!

  1. Capelli molto rovinati e crespi, possono comunque rimanere tali dopo questa fase, per cui puoi procedere in questo modo: alternare ad un’insaponatura di ammorbidente un risciacquo di acqua corrente molto fredda. Non funziona? Alterna insaponatura e risciacquo con acqua corrente molto calda. Pettinata dopo pettinata dovrebbero migliorare. Potrebbero volerci più passaggi. In alcuni casi i capelli della bambola non si domano, a questo punto perché non lasciarli così? Potrebbe essere che questo look la renda particolare!

Ora la bambola è pronta: una bambola lavata, profumata, con i capelli ben pettinati da far asciugare naturalmente al sole e all’aria: non usare il phon!

Non ti resta che procedere al terzo passaggio: togliere i tratti del viso esistente…clicca qui se vuoi proseguire con i lavori! 

Consigli 

Se hai bambini piccoli che possono altamente compromettere la tua attività creativa, ti consiglio di farli partecipare: questa è la fase in cui il loro aiuto può essere più che valido. Amano l’acqua e non c’è nulla che li coinvolga più che piccoli compiti da portare a termine. Per cui, predisposta la bacinella d’acqua, il sapone e la spugna lascia loro campo libero (puoi usare il normale sapone per le mani).

Questa attività può impegnarli anche più di quanto pensi!

p.s. Due cose agevolano il tutto: che sia estate, per cui l’acqua ed eventuale disastro asciugheranno in fretta, e che il soggetto in questione sia femmina (per quanto ne dicano le teorie psico-socio-pedagogiche sull’inesistenza delle predisposizioni…).

anche Kafka parlava con le bambole!

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Le bambine parlavano alle loro bambole? Certo. Erano convinte che le bambole parlassero con loro? Certo.

Con questo articolo inizio una delle rubriche del mio blog che non poteva che prevedere un riferimento ai libri. Leggo molto, mi piace leggere, la letteratura per l’infanzia in particolare mi appassiona, e per essa intendo tutto: albi illustrati, fumetti, divulgazione, narrativa…Per quel che mi riguarda ricordo di aver letto, entro i 15 anni, tutti i romanzi possibili dei miei genitori (e quindi per adulti) che ritrovavo a casa, snobbando gli scaffali appositamente dedicati alla mia età nella biblioteca della scuola. Bene, ora, direi che è il contrario…le mie visite in libreria o in biblioteca, supportata dalla presenza dei nanetti che mi porto dietro, prevedono una buona, se non totale, fetta di tempo nel reparto bambini-ragazzi. Ed è da questo patrimonio di bellezza che ho ritrovato qualche libro che parla di bambole, che le fanno nascere, vivere, scomparire, viaggiare, ritrovare…ve li voglio raccontare, confidando che per qualcuno diventino dei bei suggerimenti di lettura! Fatemi sapere che ne pensate o se ne scovate qualcuno!

Inizio con un romanzo, costruito a partire da un aneddoto reale: KAFKA E LA BAMBOLA VIAGGIATRICE di JORDI SIERRA I FABRA, edito da Salani (2010, ristampa del 2017), tradotto da Elena Rolla.

La storia, come vi accennavo sopra, racconta di un episodio che sembrerebbe accaduto veramente, nella Germania del dopoguerra ed ha per protagonista uno dei più importanti scrittori del XX secolo: Franz Kafka (sì, quello de La Metamorfosi). Sarebbe infatti stata ritrovata la testimonianza di Dora, l’allora compagna di Franz, che raccontava come lungo gli ultimi mesi di vita lo scrittore si sia dato ad una forma di composizione inedita, componendo lettere per una bambina incontrata al parco Steglitz di Berlino (un bellissimo parco nel cuore della città). La bimba si chiamava Elsi e quando Franz la incontrò, stava piangendo per la perdita di Brigitta, la sua bambola.

L’autore, non avendo informazioni sufficienti per scrivere la vera e propria storia così come accaduta, ammette di aver lavorato di fantasia per portare a termine la narrazione di questo episodio, così piccolo ma altrettanto intenso che racconta della tenerezza con cui il grande scrittore si sarebbe accostato alla bambina, raccogliendone con rispetto il dolore e abbia dedicato tempo e creatività per aiutarla ad elaborarlo.

E così ti sei persa”. Volle metterlo bene in chiaro. “Io no, gliel’ho detto” sospirò la piccina. “E chi allora?” “La mia bambola”. Le lacrime, momentaneamente trattenute, tornarono ad affacciarsi negli occhi della bambina. Il ricordo della bambola la fece ripiombare nel più profondo sconforto. Franz Kafka voleva evitare che ricominciasse a piangere. “La tua bambola?” ripeté stupidamente “Sì”.

Per la bambola o per il fratello, erano le lacrime più sincere e addolorate che avesse mai visto. Lacrime di immensa angoscia e tristezza insondabile. Cosa poteva fare adesso? Non ne aveva idea. Andarsene? Era prigioniero nel cerchio invisibile della traumatizzata protagonista della scena. Ma restare…perché? Non sapeva come parlare ad una bambina, tanto meno a una bambina che piangeva perché aveva appena perso la sua bambola.” 

Come prestare aiuto ad una bambina così triste per la perdita di una bambola? La creatività di uno scrittore forse poteva immaginare un’unica soluzione: scrivere! Così improvvisa una risposta:

La tua bambola non si è persa”disse allegramente Franz Kafka. “È partita per un viaggio!” 

Ed è qui che si presenta come il postino delle bambole, che ha già pronta una lettera per Elsi per il giorno seguente. Inizia così questa avventura, per lo scrittore, per Elsi e per Brigida che viaggia a Londra, Parigi, New York, Il Cairo: non ha confini. Nel mentre, il postino costruisce la sua identità, che lo fa sorridere, a volte lo fa sentire pazzo, ma che forse gli dà modo di scrivere qualcosa che veramente ha significato:

Di che cosa si occupa?Chi è?” [chiede a Franz la mamma di Elsi] “Io? Sono il postino della bambole”affermò risoluto. Chissà se era molto più strano che impiegato in una compagnia di assicurazioni, malato, o scrittore. “Non si prenda gioco di me, per favore” “Affatto”. Fu sincero. “Credo sia il miglior lavoro che ho avuto da molti anni a questa parte, e quello più importante. Non avevo mai scritto qualcosa che fosse così pieno di significato.” 

Lo scrittore si prende allora un impegno serio, costante: non deludere Elsi. Sono anni molto duri: la Prima Guerra Mondiale è terminata da poco ed ancora è presente il senso di perdita, di delusione e tristezza che può lasciare un’esperienza simile. Franz Kafka, malato e inconsapevolmente al termine della sua vita, forse sente che proprio in questo contesto, è importante che Elsi coltivi la speranza:

Con i bambini non si scherza”, accettò al sfida. Senza quella lettera, Elsi sarebbe cresciuta con un trauma durissimo: la sua bambola l’ aveva abbandonata. Se l’avesse delusa, forse avrebbe provocato nell’anima di Elsi la frustrazione del rifiuto. Se non avesse tenuto fede alla parola data e si fosse presentato all’appuntamento del giorno seguente senza la lettera promessa, Elsi avrebbe smesso di credere nella natura umana. Era in gioco la speranza. La cosa più sacra della vita.”

Brigida viaggia per il mondo, vede e racconta ad Elsi di moltissimi posti, e alla fine incontra Gustav, si sposa e scrive ad Elsi un ultima lettera, dove dice di essere cresciuta, che è tempo di lasciarsi, mandandole però un pacchetto. Nel pacchetto cosa ci sarà? Vorrei scriverlo ma non voglio rovinare la sorpresa per chi, leggendo questo post, sta pensando di leggere questo libro…perdonate! Ma una volta letto, ditemi che ne pensate!

L’allora bambina non si è più ritrovata, tuttavia mi piace immaginare che abbia conservato quelle lettere che “il postino delle bambole” componeva e leggeva per lei, magari in una bella scatola di latta, lasciata in eredità alla figlia e poi alla nipote, chiusa in un cassetto da qualche parte del mondo, resa preziosa, più che dalla firma, dall’atto di immensa gentilezza da parte di un adulto verso una bambina triste per la perdita della sua bambola.

Ma ancora più bello è immaginare dove sarà Brigida, forse raccolta da terra nello stesso parco, da un’altra bambina nel lontano 1924 che con il cuore gonfio di emozione ha deciso di adottarla…


 

come realizzo le Ribambole 1: dove le trovo?

Apro con questo post una sezione dedicata al come realizzo le mie RibamboleCiò che faccio è il frutto di esperimenti, nati dal mio ingegno o dalla traduzione, sempre un po’ approssimativa, di tutorial e/o guide in lingua soprattutto inglese che ho trovato e trovo nel web.

In questo post vi racconto come e dove trovo le bambole da ridipingere.

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Quando ho scoperto nel web questa tecnica volevo immediatamente provare a ridipingere una bambola: subito! Ma nei miei armadi abitano solo poche Barbie, sopravvissute ad anni di giochi e che il mio affetto per loro non mi avrebbe MAI permesso di cancellare. Inoltre questa tipologia di bambole ( ovvero le Bratz prodotte dalla MGA), hanno un viso più largo che capirete, è molto più facile da ridipingere rispetto al piccolo viso di una Barbie!

Prima di darmi alla ricerca ho cercato di capire quanto queste Bratz siano state diffuse: come detto sopra, anagraficamente appartengo a quella comunità che ha giocato con le Barbie prima che avessero delle concorrenti (se non la povera Tanya certo ma insomma, non c’era paragone con quella sua plastica vuota…). Ho chiesto a ragazze più giovani, ho spulciato un po’ nel web e ho capito che la diffusione c’è stata, anzi, ho scoperto che queste Bratz hanno venduto più delle Barbie! Per cui, a rigor di logica, ho pensato, i mercatini dell’usato dovrebbero traboccare di queste bambole! Mi sono quindi data alla ricerca, ma devo dire, sono rimasta delusa. Ne ho trovate poche, spesso ad un costo eccessivo per l’uso che intendevo farne.

L’idea che mi son fatta è che i mercatini dell’usato italiani non assomigliano a quelli di altri paesi. Nei mercatini italiani non troverai mai qualcosa di rotto, usato sì, ma in buone, buonissime condizioni e quindi ad un prezzo certo conveniente ma non stracciato. A me non interessano abiti e scarpe, graffi e capelli tagliati non costituiscono un problema per cui non ho ancora trovato molte bambole nei mercatini fisici.  Ho anche pensato che trattandosi di una bambola più recente rispetto alla Barbie, dovrà forse ancora approdare in massa nei mercatini dell’usato: bisognerà aspettare che le attuali 25enni escano di casa o comunque decidano che è venuto il momento di liberarsene? Chissà!

Nel frattempo ho esplorato il web, abbandonando almeno per il momento quel bel passatempo che amo, ovvero esplorare i mercatini dell’usato e darmi una scusa plausibile per acquistare cose vecchie e inutili.

Piattaforme di vendita/acquisto italiane e internazionali mi hanno decisamente risolto il problema, anche qui vale un po’ lo stesso discorso: i venditori italiani mettono in vendita solo pezzi in buono/buonissimo stato per cui il prezzo aumenta. Nei paesi anglosassoni la cosa cambia: sempre più spesso (e credo proprio per il diffondersi del restyling che hanno alla base proprio le Bratz), si trovano singole o lotti di bambole nude, senza scarpe, anche molto rovinate, per pochi centesimi l’una. Certo si presenta il costo della spedizione ma a conti fatti, le bambole vengono a costare poco, considerando anche le spese di spedizione incluse. Non solo: così facendo non ci si ritrova, come la sottoscritta, un cassetto stracolmo di vestitini succinti, scarpette e stivali da drag queen!

Ho anche scoperto un’altra tipologia di bambole, sempre prodotte dalla MGA, ovvero le Moxie Girlz, una versione delle prime forse più aggraziata, decisamente più proporzionata e che si presta molto bene al lavoro di restyling. In Italia, di questa tipologia, non ne ho mai trovate: ho notato che anche nuove, sugli scaffali dei grandi ipermercati e/o catene di giocattoli sono rare da trovare. Sul web, e soprattutto da venditori del Regno Unito, se ne trovano invece molte di usate, leggermente più costose delle Bratz ma sempre ad un costo ragionevole.

Queste due tipologie di bambola non hanno piedi, o meglio, i piedi sono le scarpe, per cui il restyling prevede anche un lavoro di creazione delle calzature che possono essere fisse o sfilabili: di questo vi parlerò in un post dedicato.

Per finire, esiste una terza tipologia di bambola che mi sembra prestarsi bene a questo lavoro: ne ho trovate un paio nei mercatini fisici ma non so come si chiamino! Sono della Mattel, hanno un viso abbastanza carino, nulla di originale comunque. La loro particolarità è che hanno i piedi appiattiti, per cui si prestano bene per vestire delle scarpe tipo ballerine o ciabattine, cosa un po’ difficile invece per le Bratz e le Moxie Girlz.

Per cui se stai cercando una bratz da ridipingere ti consiglio di cercare direttamente sul web (in particolare su ebay, magari partecipando a qualche asta indetta da un venditore del Regno Unito).

Se invece, appartieni a quella generazione che con le Bratz ha giocato, e ne ha collezionate tante, tantissime e le tieni lì, in quello scatolone e ne sei affezionata ma poi neanche tanto, anzi, quasi quasi vorresti liberartene in modo creativo, mettiti al lavoro! Qui e qui trovi gli step successivi.

Se invece, l’introduzione è questa ma la parte creativa non ti interessa contattami, potrei essere interessata ad una tua offerta di vendita!

p.s. Per essere chiari: non ho alcun tipo di contatto/accordo o altro con MGA o qualsiasi altra ditta che produce le bambole che utilizzo per la mia attività.

Primo articolo del blog

a pettinare le bambole…

Esiste questo detto in italiano, per cui il far niente sarebbe reso ben concreto dall’espressione “pettinare le bambole”, ovvero fare cose che occupano tempo senza portare a nulla. Una mia ex-collega diceva: “pettinare gli orsi”, che credo volesse dire la stessa cosa, ma forse in modo più audace.ribamboleworkinprogress

Ebbene, ho riflettuto su questa espressione mentre, appunto, pettinavo le mie bambole, e ho avuto una sorta di rivelazione nello scoprire quanto quegli attimi mi siano stati di aiuto nel ripensare alcune cose lasciate in sospeso, progettarne altre, assegnare il giusto peso a preoccupazioni che forse, pettinata dopo pettinata, ho scoperto non essere degne di tale nome…per cui ben venga il pettinare le bambole! In fin dei conti, da bambina un bel po’ di tempo l’ho dedicato a questo, con la ferma convinzione che tutto fosse tranne perdere tempo. E nelle scelte dell’infanzia, mia o di quella che vedo oggi intorno a me, ho sempre avuto una gran fiducia.

Per cui continuo, quando posso e quando me lo concedo, pettine e spazzola alla mano, a pettinare bambole. E mentre le mani si muovono ripetendo un gesto che ci accompagna sin dalla nascita del genere umano, (un bellissimo gesto di cura tra l’altro) progetto, invento, creo, penso…mica male no?!